Diario di viaggio: Causeway Coastal Route e Belfast

Categorie: Diari di viaggio

Prima parte del racconto del nostro viaggio a Belfast.
Terzo giorno.
Il nostro terzo giorno in Irlanda del Nord lo iniziamo carichi d’entusiasmo. Oggi ci aspetta un tour lungo la scenografica Causeway Coastal Route, la strada che collega Belfast a Derry-Londonderry, e che è considerata come uno degli itinerari più belli del mondo.
Anni e anni passati a sognare posti come Giant’s Causeway e il Carrick-a-Rede Rope Bridge e siamo ad un passo dal realizzare questo sogno. La nostra emozione è alle stelle.
Per questo viaggio niente macchina a noleggio, decidiamo di prendercela comoda e di utilizzare il McComb’s Coach Travel, un tour di un giorno a bordo di un pullman con un costo veramente accettabile, £ 25 a persona, circa € 34.
Partiamo alle 9:30 davanti all’Europa Hotel di Belfast che si trova proprio di fronte al The Crown.
Il pullman è nuovo, bello e pulito, e l’autista ci racconta tante cose interessanti su ciò che visiteremo.
Nei £ 25 non è ovviamente compreso il pranzo quindi se volete risparmiare fate come noi, andate in uno dei supermercati di Belfast, c’è anche Tesco, e compratevi tramezzini, panini, acqua e se vi va un pò di frutta. Nei punti di sosta troverete solo ristoranti e pub.
La prima fermata la facciamo al Carrickfergus Castle, un castello normanno che dicono sia uno tra i castelli medievali meglio conservati dell’Irlanda del Nord, e che fino al 1928 ha svolto un importante ruolo militare.

Una breve sosta fotografica e via verso la prossima meta, il Carrick-a-Rede Rope Bridge che raggiungiamo in poco più di un’ora.
Il paesaggio che scorre lungo i nostri finestrini è un qualcosa di spettacolare, verdi prati, scogliere e villaggi incantati come Glenarm, Carnlough e Cushendall.
Quando arriviamo a destinazione non riusciamo però a trattenere l’emozione ed esclamiamo all’unisono “Oh che meraviglia!”.
Una ripida scogliera bianca bagnata da un mare che farebbe invidia ai Caraibi fa da cornice ad alcuni isolotti, intorno si sente solo lo scroscio delle onde che si rompono sul bagnasciuga e il soffio di un vento leggero. La pace regna intorno a noi. Questa è l’Irlanda.


Per attraversare il ponte di corda si paga un biglietto di £ 5,90 per gli adulti e di £ 3 per i bambini. Purtroppo trattandosi di un ponte sospeso non è sempre attraversabile, e può capitare che con certe condizioni climatiche venga chiuso per motivi di sicurezza.
Paghiamo il biglietto e in una decina di minuti di passeggiata tra prati e scogliere raggiungiamo il ponte che collega Carrick Island alla terraferma.
È lungo 20 metri ed è fissato ad una scogliera ad un’altezza di circa 30 metri.

Il primo ponte fu costruito dai pescatori di salmoni circa 350 anni fa, quello di oggi invece è del 2008. Pensate che fino agli anni ’70 del secolo scorso era formato da una sola fune a cui sorreggersi e da poche assi di legno. Paura!
A guardarlo mette una certa ansia ma basta metterci un piede sopra per accorgersi della sua stabilità. Non fatevi prendere dal panico, è stabile e sicuro, si avverte solo qualche leggera oscillazione.


Se la giornata è limpida, dall’isolotto di Carrick Island, è possibile addirittura vedere le coste della Scozia.
Noi ci sediamo sui verdi prati e contempliamo il paesaggio circostante. Sembra di vivere dentro a un sogno e la paura di svegliarsi è tanta.



Restiamo così per un quarto d’ora e a malincuore raggiungiamo di nuova la terraferma attraversando il ponte.

Facciamo una sosta pranzo su uno dei tavolini che si trovano accanto al parcheggio e alle 14:20 risaliamo sul pullman per raggiungere il Selciato del Gigante, Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1986.
Alle 15:30 arriviamo a destinazione. Io e Valentina ci prendiamo prima un caffè al The Causeway Hotel e poi iniziamo la nostra visita partendo dal Visitor Centre che con ricostruzioni, pannelli e filmati spiega la formazione di questa zona.
L’ingresso costa £ 9 e compreso nel biglietto c’è un’audioguida in italiano.


Secondo la leggenda il gigante Finn McCool costruì questo selciato per arrivare a piedi fino alla Scozia e combattere il gigante Angus.
Anche qui il paesaggio è mozzafiato.


Quarantamila colonne basaltiche formatesi da un’eruzione vulcanica avvenuta circa sessantamila anni fa, e alte fino a 12 metri, formano un paesaggio unico nel suo genere.

Sembrano matite messe una accanto all’altra dallo scolaro più diligente del mondo.


 


Avendo tutto il giorno a disposizione è possibile fare belle passeggiate e raggiungere la cima delle colline.

Alle 17:30 riprendiamo il pullman e prima di rientrare a Belfast facciamo una sosta fotografica al Dunluce Castle, le rovine di un antico castello a picco sulle scogliere.

Curiosità per gli appassionati di musica. Questo castello appare nel booklet dell’album Houses of the Holy dei Led Zeppelin del 1973, e Gary Moore ha inciso un brano intitolato proprio Dunluce.
Rientriamo a Belfast intorno alle 19 inebriati dalle meraviglie che abbiamo avuto il piacere di visitare in questa giornata nordirlandese.
Doccia e cambio abiti in hotel e via a mangiare. Siamo al limite della chiusura delle cucine quindi andiamo sul sicuro, di nuovo al Crown come ieri sera. Valentina mangia un bel piatto di irish stew e io un crown classic cheeseburger. Anche oggi mangiamo bene spendendo circa £ 20.

Il resto della serata lo trascorriamo al Duke of York sorseggiando una squisita birra bionda e scambiando qualche chiacchiera con la gente del posto.

Quarto e ultimo giorno.
Oggi dobbiamo salutare l’Irlanda del Nord, un volo Jet2.com delle 15:10 ci riporterà a Roma.
Ma non vogliamo perderci la mattinata e dopo una irish breakfast per me e qualcosa di leggero per Valentina, ce ne andiamo al Titanic Quarter, un quartiere oggetto di una grossa opera di riqualificazione che ospita studi cinematografici, appartamenti residenziali, negozi e il Titanic Belfast, il museo interattivo che ripercorre la tragica storia del transatlantico più famoso del mondo. Costo del biglietto £ 15,50 o £ 7,50 se ci si va un’ora prima della chiusura.


Ci immergiamo completamente nelle atmosfere rese celebri negli anni ’90 dal film interpretato da Leonardo di Caprio e da Kate Winslet, e diretto dal regista James Cameron.
Il Titanic fu costruito proprio a Belfast tra il 1909 e il 1912 dalla società navale Harland & Wolff.
Il suo viaggio inaugurale doveva coprire la rotta Southampton – New York passando per Cherbourg e Queenstown. Purtroppo però alle ore 23:40 del 14 aprile 1912 entrò in collissione con un iceberg che provocò l’inabissamento della nave e la morte di 1518 persone tra passeggeri ed equipaggio, su 2223 imbarcati.
Visitiamo ogni sala con attenzione e nelle orecchie non fa altro che ronzarci il brano My Heart Will Go On di Céline Dion.
Secondo noi la parte più bella del museo è quella che a bordo di una cabina porta alla scoperta delle fasi della costruzione (anche in italiano). Il caldo delle fornaci e il rumore dei martelli, tutto è ricreato con dovizia di particolari. Molto interessanti anche le ricostruzioni delle cabine delle varie classi.
Museo bello e interessante, promosso.
Di fronte al Titanic Belfast si trova invece quello che fu il suo tender, la Nomadic, una nave che serviva per trasportare i passeggeri dal transatlantico al porto di Cherbourg in Francia, e viceversa.
La Nomadic fu utilizzata anche dopo l’inabissamento del Titanic, soprattutto durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Fu restaurata tra il 2008 e il 2012 ed è possibile visitare i suoi interni.


 

Di fronte al Nomadic c’è un posticino molto curioso che si chiama The Dock Café, si mangia e si beve e si paga a propria coscienza mettendo i soldi nell’honesty box. Purtroppo noi l’abbiamo trovato chiuso (domenica) ma se ci andate in altri giorni fateci un salto e poi diteci com’è.
Torniamo in hotel per prendere i nostri bagagli e ce ne andiamo all’aeroporto di Belfast per prendere il volo Jet2.com che ci ricondurrà in Italia. In aeroporto ci compriamo anche dei tramezzini da mangiare sull’aereo ma io li lascio sulle sedie della sala d’attesa e rimaniamo a digiuno, ma vabbè questa è un’altra storia.
Viva l’Irlanda e viva gli irlandesi, ogni viaggio nella loro terra è un toccasana per le nostre anime e per i nostri occhi.
Per approfondimenti sulla destinazione vi suggeriamo di contattare
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