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A Roma esiste un vero giardino giapponese: ecco come visitarlo gratis

Andrea Petroni 25/03/2026

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Te lo dico subito: questo è uno di quei posti che mi ha lasciato senza parole.

Un giardino giapponese autentico, nel cuore di Roma, visitabile gratuitamente. Eppure quasi nessuno sa che esiste. Anche tra i romani, che di solito pensano di conoscere ogni angolo della loro città.

Io l’ho scoperto qualche anno fa e da allora lo consiglio a chiunque mi chieda cosa vedere a Roma fuori dai soliti itinerari. Se ami i luoghi insoliti, questo fa decisamente per te.

Dove si trova

Siamo nel quartiere Parioli, in Via Antonio Gramsci 74. Una zona di Roma elegante e un po’ defilata rispetto ai circuiti turistici classici, a due passi dalla Galleria Nazionale di Arte Moderna e dal Museo Etrusco di Villa Giulia.

Qui si trova l’Istituto Giapponese di Cultura, nato con lo scopo di diffondere e promuovere la cultura giapponese in Italia. E al suo interno custodisce una piccola meraviglia.

Prima ancora di entrare nel giardino vale la pena fermarsi un momento a guardare l’edificio. È stato progettato dall’architetto Yoshida Isoya in stile Heian, quello tipico del Giappone tra il IX e il XII secolo, ma costruito interamente in cemento armato. Eppure riesce a sembrare un tradizionale edificio in legno giapponese. Una cosa che all’apparenza sembra impossibile, ma funziona.

 

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Il giardino: il primo in Italia firmato da un paesaggista giapponese

Il protagonista assoluto è il giardino. Circa 1500 metri quadrati progettati dal maestro Nakajima Ken, uno dei paesaggisti giapponesi più importanti del Novecento, lo stesso che ha firmato il giardino giapponese dell’Orto Botanico di Roma.

È il primo giardino italiano realizzato da un vero paesaggista del Sol Levante. E si vede, in ogni dettaglio.

Lo stile è quello del sen’en, il giardino con laghetto. Una tradizione che affonda le radici nei periodi Heian, Muromachi e Momoyama e che prevede una composizione precisa di elementi naturali: acqua, rocce, vegetazione, ponti e lanterne. Niente è lasciato al caso. Ogni pietra, ogni pianta, ogni angolo di visuale è stato pensato per creare un paesaggio contemplativo che trasmette equilibrio e bellezza.

Nonostante i 1500 metri quadrati, il giardino sembra molto più grande. Merito dei giochi prospettici sapientemente studiati da Nakajima Ken. Entrandoci si ha davvero la sensazione di essere altrove. Non a Roma, non in Italia. Da qualche altra parte.

Cosa trovi nel giardino

Camminando lungo il percorso in ghiaia scopri uno dopo l’altro tutti gli elementi della tradizione giapponese: il laghetto, la cascatella, le isolette, le rocce, il ponticello e le lampade di pietra, chiamate tōrō.

Ci sono due dettagli che mi hanno colpito particolarmente. Il primo è il doppio passaggio sul laghetto: da un lato attraverso pietre irregolari dall’aspetto naturale, dall’altro su un ponte dritto e artificiale. Due modi diversi di attraversare lo stesso spazio, due filosofie a confronto.

Il secondo è la lampada yukimi, quella con il grande cappello a disco. È stata pensata per essere ammirata d’inverno, quando la neve si deposita sul cappello e la illumina. Un oggetto che parla di bellezza effimera e di attenzione verso la natura.

E poi c’è il pergolato della cerimonia del tè, rivolto verso la cascatella, coperto da un glicine magnifico. In primavera è uno spettacolo.

Le piante: Italia e Giappone che dialogano

La scelta delle piante racconta qualcosa di bello. Nakajima Ken ha voluto che il giardino fosse un simbolo dell’amicizia tra i due paesi, mescolando specie orientali e mediterranee.

Da un lato i protagonisti del giardino giapponese: ciliegi ornamentali, aceri, camelie, glicini, iris e pini nani. Dall’altro le piante del Mediterraneo: ulivi, pini marittimi, pitosforo. Un dialogo silenzioso tra due culture lontane che qui convivono in armonia perfetta.

L’hanami a Roma: sì, esiste

Se puoi scegliere quando andare, vai in primavera. I ciliegi ornamentali, nelle varietà Yaezakura e Somei Yoshino, fioriscono regalando nuvole di fiori rosa e bianchi che trasformano il giardino in qualcosa di quasi irreale.

Vivere l’hanami a Roma è un’esperienza che non ti aspetti. L’hanami, che in giapponese significa letteralmente “guardare i fiori”, è una delle tradizioni più antiche del Giappone. È legata all’idea della caducità della vita, alla bellezza di qualcosa che dura pochissimo ma che proprio per questo vale tutto.

Trovarlo qui, nascosto tra i Parioli, ha qualcosa di magico.

Detto questo, il giardino è bello in ogni stagione. In autunno gli aceri si colorano di rosso e arancio. In inverno la struttura essenziale del giardino rivela tutta la sua purezza. In estate il glicine sul pergolato fa ombra e profumo.

Come funziona la visita

La visita dura 25 minuti ed è completamente gratuita. Lungo il percorso trovi dei QR code: inquadrandoli puoi ascoltare l’audioguida con spiegazioni sul giardino e sull’istituto. Ti consiglio di usarla perché aggiunge un sacco di contesto a quello che vedi.

Qualche cosa pratica da sapere prima di andarci:

Indossa scarpe comode. Il terreno è ricoperto di ghiaia e non è pianeggiante, quindi i tacchi sono decisamente sconsigliati. Arriva almeno dieci minuti prima dell’orario prenotato per fare la registrazione all’ingresso. Nel giardino non si può fumare, mangiare, bere o portare animali. Il prato non si calpesta.

Come prenotare

La visita è gratuita ma va prenotata obbligatoriamente su Eventbrite, o raggiungibile dal sito ufficiale dell’istituto: jfroma.it

Attenzione: la prenotazione è valida solo dopo aver ricevuto la mail di conferma.

Le disponibilità aprono di mese in mese e il giardino non è accessibile tutto l’anno. I posti vanno via in fretta, quindi controlla subito la disponibilità sul sito e non aspettare.

Una cosa che tengo a dirti

Questo giardino è uno dei luoghi che ho scelto di raccontare nel mio libro Passeggiate Romane, scritto proprio per far scoprire quella Roma nascosta e insolita che spesso non compare nelle guide tradizionali. Con la prefazione di Lillo.

Se ami camminare per Roma cercando angoli che non ti aspetti, potrebbe essere il libro che fa per te.

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