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Camargue e Arles: il nostro viaggio tra natura, storia e arte. Itinerario completo
Andrea Petroni 02/10/2026

C’è un angolo di Francia dove la Provenza smette di essere solo lavanda e villaggi di pietra e diventa qualcos’altro: acqua, paludi, cavalli bianchi che corrono liberi, mandrie di tori neri e migliaia di fenicotteri rosa che si alzano in volo tutti insieme.
Si chiama Camargue e con Valentina e i bambini siamo arrivati con grandi aspettative, che alla fine del viaggio sono state ampiamente superate.
Ne siamo usciti con la sensazione di aver scoperto una delle zone più particolari e meno scontate del Sud della Francia, soprattutto per chi viaggia in famiglia.
Quattro giorni, un volo diretto da Roma, un’auto a noleggio e un itinerario che ci ha portato tra Saintes-Maries-de-la-Mer, nel cuore del delta del Rodano, e Arles, dove la storia romana incontra l’arte contemporanea e i luoghi che hanno ispirato Vincent van Gogh.
Ti racconto come abbiamo organizzato il viaggio, cosa abbiamo visto e soprattutto quali esperienze ci sono piaciute di più con Nicholas e Victoria.
Come arrivare e come muoversi in Camargue
Noi siamo partiti da Roma Fiumicino con un volo diretto per Marsiglia e, una volta arrivati, abbiamo noleggiato un’auto.
Per un viaggio in Camargue la macchina è, secondo me, la soluzione più comoda. Molte delle esperienze che abbiamo fatto si trovano infatti fuori dai centri abitati e avere un’auto permette di muoversi liberamente tra Saintes-Maries-de-la-Mer, le saline, le manades e le diverse aree naturali.
Se viaggi con bambini piccoli, ricordati di richiedere i seggiolini già al momento della prenotazione dell’auto.
Giorno 1: Saintes-Maries-de-la-Mer, i tori, i fenicotteri e il Petit Rhône
Arrivati all’Hôtel Les Rizières nel primo pomeriggio, abbiamo scelto di non perdere tempo.
La Camargue è soprattutto una terra da vivere all’aperto e il modo migliore per iniziare a conoscerla è proprio quello di immergersi subito nei suoi paesaggi.
Il primo appuntamento è stato con il Tiki III, una tipica imbarcazione a ruota con cui abbiamo navigato per circa un’ora e mezza sul Petit Rhône, arrivando fino al Bac du Sauvage.
È stata una delle esperienze che ci hanno fatto capire immediatamente cosa rende diversa la Camargue: dall’acqua abbiamo osservato cavalli e tori, uccelli e grandi distese di paludi e vegetazione.
Durante la navigazione è previsto anche un incontro con un gardian e la sua mandria di tori.

Siamo poi andati al Parc Ornithologique du Pont de Gau, uno dei luoghi più conosciuti della Camargue per osservare i fenicotteri rosa nel loro ambiente naturale.
Il parco è attraversato da sentieri che permettono di camminare tra paludi e stagni e di avvicinarsi moltissimo agli uccelli, senza trovarli rinchiusi in recinti ma nel loro habitat naturale.

Per i bambini è stato uno dei momenti più belli del viaggio: vedere i fenicotteri a pochi metri di distanza e poi assistere al loro volo in gruppo è un’esperienza difficile da dimenticare.
Abbiamo chiuso la giornata con una cena semplice vicino alla chiesa del paese, al Bistrot de l’Église “Chez Babeth”, dove abbiamo trovato anche un menu adatto ai bambini.
Saintes-Maries-de-la-Mer, la capitale della Camargue
Saintes-Maries-de-la-Mer non è semplicemente un paese sul mare dove fermarsi durante un viaggio in Camargue. È considerata la capitale della Camargue e, arrivando qui, si capisce immediatamente perché.
Il paese si trova all’estremità meridionale del delta del Rodano, stretto tra il Mediterraneo, gli stagni e le immense distese della Camargue. Per secoli è rimasto piuttosto isolato e proprio questo isolamento ha contribuito a preservarne l’identità e le tradizioni.
Ancora oggi è uno dei luoghi dove si percepisce più forte il legame tra la popolazione locale, i cavalli, i tori, il mare e le tradizioni camarguesi.
A dominare il centro del paese c’è la chiesa fortificata di Notre-Dame-de-la-Mer, costruita tra il IX e il XII secolo. È talmente imponente che, arrivando nella zona attraverso le strade della Camargue, il suo profilo emerge quasi all’improvviso sopra il paesaggio piatto del delta.
Ma Saintes-Maries-de-la-Mer ha anche un’importanza particolare per le comunità gitane di tutta Europa.
Nella cripta della chiesa viene venerata Santa Sara, conosciuta anche come Sara la Nera, che la tradizione considera la patrona dei gitani. Ogni anno, soprattutto durante il grande pellegrinaggio di maggio, migliaia di persone arrivano qui da diversi Paesi europei per rendere omaggio a Santa Sara.
La statua viene portata in processione verso il mare, accompagnata dai gitani e dai gardians a cavallo. È una delle manifestazioni religiose e culturali più caratteristiche della Camargue e contribuisce a rendere questo piccolo paese un luogo di riferimento per la cultura gitana.
Il legame con Santa Sara appartiene alla tradizione religiosa e alla storia del pellegrinaggio: la leggenda racconta infatti l’arrivo qui di Maria Jacobé, Maria Salomé e Sara.
E poi c’è il mare.

Forse è una delle cose che più sorprendono chi arriva per la prima volta: Saintes-Maries-de-la-Mer è anche una destinazione balneare, con lunghe spiagge di sabbia che si estendono lungo la costa mediterranea.
Il paese è affacciato direttamente sul mare e il lungomare permette di alternare facilmente una passeggiata nel centro storico a qualche ora sulla spiaggia. Il territorio comunale comprende circa 40 chilometri di spiagge sabbiose.
È proprio questo contrasto a renderla così particolare: puoi passare dalla chiesa fortificata e dalla cripta di Santa Sara alle spiagge, e pochi chilometri più in là ritrovarti tra fenicotteri, tori e cavalli bianchi.
Per noi è stato il punto di partenza perfetto per conoscere la Camargue: un paese di mare che è allo stesso tempo capitale delle tradizioni camarguesi, luogo di pellegrinaggio e porta d’accesso alla natura selvaggia del delta del Rodano.
Giorno 2: una manade, il trenino tra gli stagni e le saline
La mattina del secondo giorno l’abbiamo trascorsa nella Manade des Baumelles, una delle esperienze che consiglio maggiormente a chi vuole capire davvero la Camargue.
Le manades sono aziende agricole legate all’allevamento tradizionale dei tori e dei cavalli camarguesi e qui abbiamo scoperto il lavoro dei gardians, i cavalieri che da generazioni lavorano con le mandrie.
Siamo saliti su un carro per attraversare la tenuta e vedere da vicino gli animali, mentre ci venivano raccontate la vita quotidiana della manade e le tradizioni legate alla gestione delle mandrie.

I tori della Camargue e la course camarguaise
Una delle cose che mi ha colpito maggiormente è stata scoprire che la tradizione taurina della Camargue è molto diversa dalla corrida spagnola.
La course camarguaise è una disciplina sportiva tradizionale e culturale della Camargue nella quale i raseteurs cercano di sottrarre al toro alcuni attributi fissati alla base delle corna, come la coccarda e i nappini. Il toro non viene ucciso durante la competizione ed è una figura centrale della tradizione locale.
La disciplina è regolamentata dalla Fédération Française de la Course Camarguaise, fondata nel 1975.

Per noi è stato interessante conoscere questo mondo direttamente attraverso chi lo vive ogni giorno, perché permette di comprendere quanto l’allevamento del toro e la cultura della Camargue siano legati tra loro.
Domaine de Méjanes, nel cuore della Camargue
Arrivati al Domaine de Méjanes per pranzo, ci siamo fermati alla Bergerie de Méjanes, dove abbiamo assaggiato la gardianne de taureau, uno dei piatti tipici della cucina camarguese: uno stufato di carne di toro tradizionalmente cotto a lungo nel vino.
Squisito.

Nel primo pomeriggio abbiamo iniziato a esplorare il Domaine de Méjanes, una grande tenuta nel cuore della Camargue, affacciata sull’area dell’Étang de Vaccarès.
Méjanes non è semplicemente un’attrazione turistica: è una vera tenuta agricola ed è uno dei luoghi che raccontano meglio il rapporto tra uomo e territorio in questa parte della Francia.
La sua storia è legata a Paul Ricard, l’imprenditore marsigliese che acquistò la tenuta nel 1939 e che contribuì in maniera importante alla valorizzazione della Camargue e delle sue tradizioni.
Qui agricoltura, allevamento dei tori e dei cavalli camarguesi e tutela del paesaggio hanno continuato a convivere nel tempo. Il Domaine de Méjanes si estende per circa 600 ettari lungo il Vaccarès e ancora oggi mantiene una forte vocazione agricola e legata alla cultura camarguese.
È anche uno dei luoghi in cui si può comprendere quanto la vita della Camargue sia legata all’acqua: intorno alla tenuta si incontrano stagni, canali, zone umide e terreni agricoli, in un paesaggio completamente diverso da quello della Provenza che normalmente immaginiamo.
Noi abbiamo scelto di esplorare la tenuta a bordo del trenino di Méjanes, un’esperienza particolarmente adatta alle famiglie perché permette di attraversare questo paesaggio senza dover affrontare una lunga camminata.
Il percorso passa tra la vegetazione e gli specchi d’acqua della tenuta e permette di osservare da vicino alcuni degli animali che sono diventati il simbolo della Camargue, dai cavalli bianchi ai caratteristici tori neri, e gli immancabili fenicotteri rosa.
Per Nicholas e Victoria è stato uno dei momenti più divertenti del viaggio, ma per noi adulti è stato soprattutto un modo semplice per capire che la Camargue non è soltanto una splendida area naturale: è un territorio ancora vissuto, coltivato e allevato secondo tradizioni che qui hanno radici profonde.
Ed è proprio questo il valore di Méjanes: non limitarsi a mostrare la Camargue, ma permettere di entrarci dentro e comprenderne il paesaggio e il modo di vivere.
Salin-de-Giraud, tra saline e Mediterraneo
Nel pomeriggio siamo arrivati a Salin-de-Giraud, e qui abbiamo scoperto un’altra delle anime della Camargue.
Il nome del paese dice già molto: questa è infatti una terra profondamente legata alla produzione del sale, un’attività che ha trasformato il paesaggio e dato origine allo stesso villaggio.
Le saline di Salin-de-Giraud si estendono per circa 6.000 ettari nei pressi della foce del Grande Rodano e sono tra i più grandi complessi salinieri della Francia. Qui l’acqua del Mediterraneo viene fatta evaporare lentamente, grazie al sole e al vento della Camargue, fino a lasciare il sale.
Il risultato è un paesaggio davvero spettacolare, fatto di enormi bacini d’acqua, canali e distese bianche che sembrano non avere fine.
In estate, quando aumenta la concentrazione di sale, alcune delle acque assumono anche quelle caratteristiche sfumature rosa e rossastre che hanno reso famose queste saline.

È uno di quei paesaggi che dal vivo riescono a sorprenderti molto più che in fotografia.
Ma Salin-de-Giraud non è soltanto saline.
Da qui si può infatti proseguire verso il Mediterraneo, raggiungendo la spiaggia di Piémanson e, più avanti, Beauduc, uno degli angoli più selvaggi del litorale.
Il paesaggio cambia completamente: le distese delle saline lasciano spazio a dune, spiagge immense e al mare aperto.
Lungo la costa si incontrano anche alcuni dei fari storici della Camargue, costruiti per guidare le imbarcazioni lungo questo tratto di costa. E ci sono piccoli approdi e luoghi legati alla pesca, un’altra delle attività che da sempre fanno parte della vita del delta.
È proprio questo insieme di elementi che ci ha colpito: in pochi chilometri si passa dalle immense distese delle saline al mare, dalle zone umide alle dune, fino ai vecchi fari immersi in un paesaggio quasi completamente selvaggio.
Non fermarti quindi alle saline: prosegui verso il mare, perché è proprio lì che si scopre un’altra delle anime più sorprendenti della Camargue.
Giorno 3: Arles, dal mercato ai luoghi di Van Gogh
Il terzo giorno abbiamo cambiato completamente atmosfera.
Da Saintes-Maries-de-la-Mer ci siamo spostati ad Arles, dove abbiamo soggiornato all’Hôtel Le Calendal.
Dopo i paesaggi aperti della Camargue, i cavalli, i tori e i fenicotteri, arrivare ad Arles è stato come entrare in un altro viaggio.

Se la Camargue è soprattutto natura e tradizioni, Arles è storia, arte e architettura. E la cosa che ci ha colpito è che tutto questo non è separato: le diverse epoche della città si incontrano continuamente.
La mattina abbiamo iniziato dal mercato sul boulevard des Lices, uno dei più importanti della Provenza. Tra le bancarelle abbiamo trovato formaggi, olive, prodotti alimentari, specialità locali e prodotti provenzali. Più che limitarci a fare la spesa, ci siamo fermati a osservare la vita della città, tra profumi, colori e persone che facevano la loro spesa.
È uno di quei luoghi da visitare senza fretta, perché permette di entrare subito nell’atmosfera di Arles.
A pranzo abbiamo provato l’hamburger di toro da Tonton Sam, prima di dedicarci a una delle esperienze che più aspettavamo.

Dipingere ad Arles nei luoghi di Van Gogh
Nel pomeriggio abbiamo partecipato a un corso di pittura all’Atelier des Suisses, gestito dall’associazione La Couverture Verte, cimentandoci con le opere di uno dei pittori più celebri al mondo. Un’attività che non avevamo mai provato in un viaggio di famiglia e che ha coinvolto i bambini più di quanto ci aspettassimo.”
È stata una bella sorpresa vedere quanto questa esperienza sia riuscita a coinvolgere anche i bambini.

Van Gogh arrivò ad Arles nel febbraio del 1888 e vi rimase fino al maggio del 1889, per circa quindici mesi. Fu uno dei periodi più intensi della sua attività artistica e durante quei mesi realizzò moltissime delle opere per cui è conosciuto ancora oggi.
La cosa particolare è che ad Arles non ci si limita a vedere le opere di Van Gogh: si possono ritrovare alcuni dei luoghi che lui stesso ha dipinto. Passeggiando per la città si possono seguire le sue tracce e confrontare gli scorci reali con quelli che Van Gogh trasformò nei suoi quadri, facendosi aiutare dai pannelli illustrativi installati esattamente in quei luoghi.
Tra i luoghi più celebri c’è il Café de la Nuit, mentre sulle rive del Rodano dipinse la Notte stellata sul Rodano.
C’è poi la Casa Gialla, dove Van Gogh visse e dove per un periodo soggiornò anche Paul Gauguin. L’edificio non esiste più, ma il luogo è ancora ricordato e fa parte del percorso dedicato al pittore.
Ad Arles è legato anche uno degli episodi più drammatici della sua vita: nel dicembre 1888, durante una grave crisi, Van Gogh si ferì all’orecchio.
Ma al di là della sua storia personale, quello che ci ha colpito è stato poter vedere dal vivo alcuni degli scorci che conoscevamo soltanto attraverso i suoi quadri.
Non stai semplicemente guardando una città che Van Gogh ha dipinto: puoi camminare dentro alcuni dei suoi quadri. E poterlo fare dipingendo insieme ai bambini ha reso questa esperienza ancora più speciale.
L’Arles romana: anfiteatro e teatro antico
Dopo Van Gogh abbiamo continuato la visita tornando ancora più indietro nel tempo.
Abbiamo raggiunto l’anfiteatro romano, uno dei simboli di Arles, costruito alla fine del I secolo d.C.
Le sue dimensioni fanno ancora oggi capire quanto fosse importante la città in epoca romana. Nei secoli l’anfiteatro ha avuto anche altre vite ed è stato trasformato in una vera e propria fortezza, prima di tornare alla sua funzione originaria di spazio per gli spettacoli.

A pochi passi si trova il teatro antico, costruito alla fine del I secolo a.C.
Oggi ne rimangono soprattutto la cavea e alcuni elementi della scena, ma è sufficiente fermarsi qualche minuto per immaginare la vita che doveva esserci qui duemila anni fa.
Ed è proprio questo uno degli aspetti che ci ha colpito maggiormente di Arles: in pochi minuti puoi passare dai luoghi di Van Gogh a monumenti che risalgono a più di duemila anni fa.
Le terme di Costantino
Prima di rientrare in hotel abbiamo visitato anche le terme di Costantino, costruite nel IV secolo.
Sono ciò che rimane di un grande complesso termale romano e permettono di vedere da vicino quanto fosse sofisticata l’organizzazione delle terme nell’antichità.
Anche qui non si tratta soltanto di vedere delle rovine: attraverso gli ambienti conservati si riesce a intuire come funzionava questo grande spazio dedicato al benessere e alla vita sociale.
Dopo le terme siamo rientrati in hotel per poi uscire nuovamente per cena.
Abbiamo cenato da La Bohème, proprio sopra i criptoportici romani di Arles. È stato un modo particolare per concludere la giornata: sopra di noi la città viveva il presente, mentre pochi metri più sotto continuava a esistere quella romana.
Giorno 4: i criptoportici, gli Alyscamps, il chiostro e LUMA
L’ultima mattina abbiamo continuato a scoprire Arles prima di dedicarci a uno dei suoi volti più contemporanei.
La prima tappa sono stati i criptoportici, le antiche gallerie sotterranee costruite dai Romani sotto al Foro, l’attuale Place de la République. Scendere sottoterra e ritrovarsi davanti a queste strutture con più di duemila anni di storia è stata una delle esperienze più particolari della visita. Pensare che proprio sopra quelle gallerie oggi si svolge normalmente la vita della città rende ancora più sorprendente la visita.
Abbiamo poi visitato il chiostro accanto alla cattedrale di Saint-Trophime, uno degli angoli che ci sono piaciuti di più nel centro storico. Le gallerie, le colonne e i capitelli scolpiti raccontano la storia medievale della città e creano un’atmosfera molto diversa da quella dei monumenti romani visitati poco prima.

Da lì siamo andati agli Alyscamps, l’antica necropoli di Arles. Il lungo viale alberato, fiancheggiato da sarcofagi in pietra e circondato dalla vegetazione, conduce fino alla chiesa di Saint-Honorat e crea un’atmosfera molto particolare. È un luogo silenzioso e quasi sospeso, nonostante si trovi a poca distanza dal centro della città. Anche gli Alyscamps sono legati a Van Gogh, che ne dipinse alcuni scorci durante il suo soggiorno ad Arles.
E ancora una volta ci siamo trovati a fare un viaggio nel tempo nel giro di poche ore: dalla città romana al chiostro medievale, fino alla necropoli degli Alyscamps.
LUMA Arles
L’ultima tappa è stata LUMA Arles, uno dei luoghi che più ci ha sorpreso.
Il cuore del progetto è la grande torre progettata da Frank Gehry, alta 56 metri e rivestita da migliaia di elementi metallici che riflettono la luce.
Il contrasto con l’Arles che avevamo visto fino a quel momento è fortissimo.

Dopo aver trascorso la mattina tra resti romani, sarcofagi e architettura medievale, trovarsi davanti a una struttura così contemporanea è quasi spiazzante. Ma è proprio questo che rende LUMA interessante.
Il progetto comprende il Parc des Ateliers, un’ex area industriale trasformata in uno spazio dedicato all’arte e alla cultura, con edifici recuperati, spazi espositivi, opere d’arte e un grande parco.
È stato il modo perfetto per concludere la nostra visita ad Arles, perché in qualche modo racchiude quello che abbiamo trovato in questa città: più di duemila anni di storia, i luoghi di Van Gogh e un presente proiettato verso l’arte contemporanea convivono nello stesso spazio.
Abbiamo pranzato al Le Réfectoire, nel Parc des Ateliers, e poi siamo ripartiti verso l’aeroporto di Marsiglia per il volo di rientro a Roma.
Una terra di tradizioni fortissime
Se c’è una cosa che accomuna tutte le tappe di questo viaggio, è quanto la Camargue sia legata alle proprie tradizioni.
I gardians a cavallo, le manades, la course camarguaise, i pellegrinaggi di Saintes-Maries-de-la-Mer e la produzione del sale fanno parte di un’identità locale che ancora oggi è molto presente.
Ed è proprio questo, forse, l’aspetto che ci è piaciuto di più.
La Camargue non ci è sembrata una destinazione costruita per mettere in scena qualcosa per i turisti.
Le attività che abbiamo fatto ci hanno permesso di entrare, almeno per qualche giorno, in un territorio dove natura, agricoltura, allevamento, religione e tradizioni continuano a convivere.
E poi c’è Arles, che sembra quasi essere il punto d’incontro di tutto questo.
Una città romana affacciata sul Rodano, legata alla Provenza e alla Camargue, diventata famosa anche grazie a Van Gogh e oggi proiettata verso l’arte contemporanea.
È probabilmente proprio questo contrasto ad averci conquistato di più: in Camargue non abbiamo trovato soltanto paesaggi da fotografare, ma una terra con una storia, un’identità e tradizioni ancora profondamente vive.
Vale davvero la pena visitare la Camargue in famiglia?
Per noi sì, soprattutto perché in pochi giorni abbiamo trovato una varietà di esperienze che normalmente richiederebbe viaggi diversi.
Ci sono gli animali e la natura, che conquistano immediatamente i bambini: i fenicotteri del Parc Ornithologique du Pont de Gau, i cavalli bianchi, i tori e le escursioni tra paludi e stagni.
Ci sono le tradizioni delle manadi e dei gardians, che permettono di scoprire una parte della Francia molto diversa da quella dei classici itinerari in Provenza.
E poi c’è Arles, che aggiunge una dimensione completamente diversa al viaggio: i monumenti romani, Van Gogh e l’arte contemporanea di LUMA Arles.
In quattro giorni abbiamo attraversato paesaggi e mondi completamente diversi, senza mai avere la sensazione di fare un viaggio tutto uguale.
E forse è proprio questo il ricordo più bello che ci siamo portati a casa dalla Camargue: non una singola attrazione, ma la sensazione di aver scoperto, insieme ai bambini, un angolo di Francia che non conoscevamo e che ci ha sorpreso molto più di quanto immaginassimo.
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Viaggio realizzato in collaborazione con Office de Tourisme Arles Camargue, Office de Tourisme Saintes-Maries-de-la-mer, Provence-Alpes-Côte d’Azur Tourisme ed Explore France.








