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Natale in Italia: tradizioni e curiosità da Nord a Sud

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Il Natale in Italia è una cosa seria, e a casa mia non è mai stato da meno. Dall’addobbo dell’albero che avveniva e avviene ancora oggi rigorosamente l’8 dicembre insieme all’allestimento del Presepe che papà curava meticolosamente, al fritto di nonna Angela che da vera romana onorava la cenna della Vigilia con pesce e verdure pastellate, a cui seguivano le abbuffate del 25 e del 26 dicembre (giusto per rimanere leggeri dopo la cena del 24), il rito dello scambio dei regali, le tombolate tra parenti, i film natalizi da rivedere e con cui emozionarsi per l’ennesima volta.

Ogni famiglia ha però le sue usanze e le sue tradizioni da rispettare, che differiscono soprattutto dalla zona geografica di appartenenza.

Io sono stato sempre affascinato da queste differenze e in ogni viaggio che faccio chiedo sempre alla gente del posto di raccontarmi le proprie usanze, anche perché nella nostra penisola convivono tante di quelle belle diversità che è giusto conoscerle per apprezzarle.

Ma ci sono anche tante curiosità legate all’albero, al Presepe e ai piatti tipici che voglio raccontarti in questo post.

Natale in Italia: tradizioni e curiosità

Albero di Natale

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Inizio dal simbolo natalizio per eccellenza, quello che non manca mai in nessuna casa italiana.

L’albero di Natale ha origini antiche. C’è chi lo fa risalire al 1441 quando nella piazza centrale del Municipio di Tallin, in Estonia, fu eretto un abete gigantesco attorno al quale giovani single ballavano in gruppo alla ricerca dell’anima gemella, e chi a Basilea, in Svizzera, di cui sembra ci siano tracce risalenti al XIII secolo. La tradizione fu comunque ripresa nella Germania del XVI secolo – dove venivano decorati con mele e frutta secca – e rimase nelle regioni a nord del Reno fino agli inizi del XIX secolo.

Iniziò a diffondersi nel resto d’Europa a partire dal Congresso di Vienna (1815).

Ma quando arrivò in Italia?

In Italia arrivò nella seconda metà dell’Ottocento grazie alla Regina Margherita di Savoia che ne fece addobbare uno nel Palazzo del Quirinale, lanciando una vera e propria moda che si diffuse rapidamente in tutta la penisola.

La tradizione vuole che l’albero si addobbi l’8 dicembre e si tolga il 6 gennaio. A Bari però lo si allestisce il 6 dicembre, festa di San Nicola, e a Milano il 7, festa di Sant’Ambrogio.

Presepe

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La nascita del presepe così come lo conosciamo è opera di San Francesco d’Assisi. Nella notte della Vigilia di Natale del 1223 a Greccio, in Umbria, allestì il primo presepe vivente della storia. Lo fece tra le strade del paesino umbro per un semplice motivo, in quel tempo in Chiesa era proibito tenere rappresentazioni sacre, e ottenne quindi da Papa Onorio III il benestare a svolgere una Messa all’aperto.

Il primo presepe con le statuine risale al 1289 e fu opera dello scultore Arnolfo di Cambio che realizzò otto statuette in legno che rappresentavano la Sacra Famiglia, il bue e l’asinello, e i Magi. Ora conservato nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma.

Da quel momento in poi tantissimi artisti si cimentarono nella realizzazione di statuette in legno o in terracotta.

I primi furono i toscani ma ben presto si diffuse anche nel Regno di Napoli. Gli artisti napoletani però tra il Seicento e il Settecento inserirono la Natività in scorci di vita quotidiana con personaggi legati alla vita di tutti i giorni. Ancora oggi i maestri presepai per eccellenza sono quelli napoletani, e il simbolo di questa tradizione partenopea sono le botteghe di Via San Gregorio Armeno.

Tra le scuole più prestigiose di presepai figurano anche quelle bolognesi e genovesi.

Nel 1800 si diffuse rapidamente in tutto lo stivale e tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento entrò anche nelle case dei borghesi e del popolo.

A casa mia non è Natale senza presepe. Mio padre è un grande “fanatico” di questa tradizione e e mi ha trasmesso questa sua passione.

Gli zampognari

Non so da voi ma qui a Roma l’atmosfera del Natale inizia quando per le strade si odono le melodie intonate dagli zampognari. Pastori che con i loro abiti tradizionali scendono dalle montagne e che con le loro zampogne (una specie di cornamusa) intonano musiche natalizie.

Si tratta però di una tradizione del centro e del sud d’Italia, soprattutto abruzzese e molisana, anche se a metà novembre li ho visti anche a Bologna, per effetto della “globalizzazione”. Permettimi questa battuta.

Mi ricordo che da piccolino passavano spesso anche sotto le finestre di casa mia e io tutto contento mi affacciavo e li ammiravo estasiato. Erano per me figure “mitologiche” che mi regalavano attimi di felicità. Poi mamma e papà scendevano e gli regalavano qualche soldino.

Ceppo di Natale

Si tratta di una delle più antiche tradizioni natalizie risalente addirittura al XII secolo, sviluppatasi nei Paesi del Nord Europa e giunta nel corso dei secoli fino a noi.

Si tratta di una tradizione sentita per lo più nel passato in Lombardia (conosciuta come zocco) e in Toscana (ciocco), soprattutto nella zona della Val di Chiana. Il capofamiglia, con un brindisi, metteva a bruciare nel camino di casa un grosso tronco di legno che veniva poi lasciato ardere fino all’Epifania. Del ceppo poi ne veniva conservata una parte come buon auspicio per l’anno successivo.

Babbo Natale, Santa Lucia o Gesù Bambino, chi porta i doni?

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Ovviamente al giorno d’oggi Babbo Natale, anche se in alcune zone resiste la tradizione di Santa Lucia, come ad esempio in alcune zone del Nord Italia come Brescia, Bergamo e Verona.

Un tempo, in epoca meno consumistica era invece Gesù Bambino, così come mi raccontano i miei genitori.

Cenone della Vigilia e pranzo di Natale

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Qui l’Italia si divide tra chi da più importanza alla cena della Viglia e a chi invece al pranzo di Natale. Premettendo che a casa mia ci si abbuffa come da tradizione dalla sera del 24 a quella del 26 dicembre, devo però ammettere che il Cenone della Vigilia, con successivo scarto dei regali, tombolate e partite a carte, riveste un ruolo più importante rispetto al pranzo di Natale.

Al Centro e al Sud si festeggia di più la Vigilia, nel Nord di più il giorno di Natale.

Il Cenone della Vigilia è rigorosamente a base di pesce perché il 24 dicembre – secondo la religione cattolica – è considerato un giorno di magro, proprio come i venerdì di Quaresima.

I piatti tipici natalizi delle varie regioni italiane sono tantissimi, vale la pena ricordare la polenta con il baccalà e il lesso con salsine nel Veneto, l’anguilla al cartoccio in Lombardia, gli agnolotti e il bollito condito con salse in Piemonte, la carbonade (carne di manzo cotta al vino rosso) in Valle d’Aosta, canederli e capriolo in Trentino, tortellini e passatelli in brodo in Emilia Romagna, il brodetto alla termolese in Molise, fegatini e arrosto di faraona o il cappone ripieno in Toscana, gli spaghetti con le vongole, il brodo di cappone o cappone imbottito in Campania, i colurgiones de casu (ravioli ripieni) e i malloreddus (gnocchetti) in Sardegna, gallina in brodo e  pasta con le sarde in Sicilia.

Qui a Roma c’è l’usanza di preparare per la Vigilia tanto fritto, sia pesce che verdure pastellate come broccoli, carciofi, zucchine, ma anche ricotta e pane, e poi primi e secondi di pesce. Per il 25 non mancano mai lasagne o cannelloni, e per secondo abbacchio o maiale al forno. Mia nonna preparava anche le costolette di agnello sia fritte che alla scottadito.

Una costante però di tutte le tavole italiane sono la frutta secca e i dolci come il panettone, il torrone e il pandoro.

Dolci del Natale in Italia

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Ogni regione ha i suoi dolci tipici ma nelle case degli italiani, da Nord a Sud, non mancano mai il panettone, il pandoro e il torrone.

Ti confesso una cosa, a me non fanno impazzire nessuno dei tre, ma io non faccio testo, sono una mosca bianca!

Panettone

Il panettone è un dolce milanese. Pare che esistesse già nel 1200 ma la sua storia si perde tra leggenda e realtà.

Una prima leggenda risale alla fine del 1400 e ha come protagonista Ughetto degli Atellani, figlio di un noto condottiero, che si innamorò di Adalgisa figlia di un pasticcere di nome Toni. Per stare vicino a lei si improvvisò pasticcere e inventò un pane dolce lievitato con aggiunta di burro e canditi. Il giovane sposò la ragazza e il dolce fu un gran successo al punto che la gente arrivava da ogni contrada per comprare il “pan del Ton”.

La seconda invece, risale sempre allo stesso periodo. Alla corte di Ludovico, durante i festeggiamenti per la Vigilia di Natale, fu preparato un dolce a cupola contenente acini d’uva. Durante la cottura il dolce si bruciò e il cuoco andò nel panico. Un aiutante di nome Toni suggerì di servire ugualmente il pane a cupola presentandolo come come una specialità con la crosta. Gli invitati apprezzarono a tal punto che nacque il “pan del Toni”.

Secondo una tradizione a Milano bisogna conservare un pezzo del panettone del pranzo di Natale e mangiarlo a digiuno il 3 febbraio (San Biagio) insieme alla famiglia come rito propiziatorio contro mal di gola e raffreddore.

Pandoro

Il pandoro ha origini veronesi e pare che però che le sue origini risalgano addirittura all’antica Roma. La ricetta che conosciamo noi è un’evoluzione ottocentesca del nadalin. Nel 1894 però fu Domenico Melegatti a depositare la ricetta all’ufficio brevetti. La forma a stella a otto punte è però opera del pittore impressionista Angelo Dall’Oca Bianca.

Torrone

Il nome deriva dal latino torreo, abbrustolire, in riferimento alla tostatura delle nocciole che si trovano all’interno del dolce natalizio. Le origini si perdono nella notte dei tempi. A Benevento veniva già preparato ai tempi dei Sanniti (VII- VI sec. a.C.), era conosciuto anche dai romani come attestano alcuni scritti di Tito Livio.

Ai giorni nostri troviamo torroni morbidi e torroni duri, che differiscono tra di loro in base alla cottura dell’impasto e al rapporto tra miele e zucchero.

Particolarmente buono è il torrone sardo, di colore avorio e cucinato senza zuccheri aggiunti ma solo con miele della macchia mediterranea, ma anche la Cubaita di Caltanissetta con pistacchio, miele e mandorle, il torrone tenero al cioccolato di Sulmona, i torroni campani e il torrone classico di Cremona.

Altri dolci natalizi

Oltre ai classici dolci del Natale in Italia, ogni Regione ha i suoi dolci tipici natalizi.

In Liguria troviamo il pandolce genovese realizzato con acqua, farina, uvetta, canditi e pinoli, in Campania gli struffoli cioè delle palline di pasta dolce fritte nell’olio o nello strutto e poi decorate con frutta candita e confettini colorati, in Puglia i mostaccioli, speziati e spesso ricoperti con una glassa di zucchero o di cioccolato. In Toscana non manca mai il panforte con mandorle, scorze di agrumi canditi, farina, miele e spezie, o i cantucci morbidi.

Nella mia Regione, il Lazio, è quasi d’obbligo mettere in tavola il Panpepato (o Panpapato), un impasto a base di frutta secca, uva passa, miele, canditi e cioccolato, e leggermente piccante. Un panpepato ha il peso specifico che si avvicina a quello del piombo! Si trova spesso anche il Pangiallo (soprattutto nella zona dei Castelli Romani), simile al panpepato ma più dolciastro, e ottenuto da un impasto a base di frutta secca, fichi secchi, uova e frutta candita. Buonissimi anche i tozzetti viterbesi, simili ai cantucci toscani.

Come avrai letto le tradizioni del Natale in Italia sono tante, così come le curiosità legate alla festa più bella dell’anno.

Quali sono invece le tradizioni natalizie della tua famiglia, della tua città o della tua regione di appartenenza? Se ti va scrivile nei commenti.

Buon Natale!

Andrea Petroni

Un bel giorno di novembre apre per gioco il blog VoloGratis.org e si ritrova ad essere uno dei travel bloggers più seguiti e più influenti in Italia. Ama coccolare il suo bassethound Gastone, cantare sia dentro che fuori alla doccia, suonare la chitarra e viaggiare per il mondo. Odia fare la valigia e gli hotel con i bagni in comune. Porta avanti la battaglia “più viaggi per tutti” non solo su VoloGratis.org ma anche su m2oradio e sulle pagine de L'Huffington Post. Il 18 maggio 2017 è uscito il suo primo libro "Professione Travel Blogger" disponibile in tutte le principali librerie italiane, anche online.

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